MV Agusta F4: una domenica in sella sopra a tutti i problemi

Pensieri. Tanti, tantissimi. Che si accumulano gli uni sugli altri. Una vita professionale completamente rimessa in discussione e tanti, troppi sentimenti che si alternano nella parte più profonda del cuore. Una fidanzata che non c’è più; l’ennesimo amore cresciuto a dismisura per poi svanire in una bolla di sapone, per scomparire “come lacrime nella pioggia”, direbbe qualcuno, lasciando spazio solo ad un vuoto che diviene sempre più grande e scomodo nella parte più profonda del tuo animo. E una giornata di sole, di quelle finalmente già più lunghe di una domenica pomeriggio di fine inverno che sa già di inizio primavera ma che porta con sé un tremendo, gigantesco, inaccettabile sapore di “non senso”.

Quel grande bisogno di “scappare” dai pensieri

E quelle chiavi, lì, sul tavolo, vicine ai tuoi Ray-Ban, quelle della tua moto. Quell’oggetto irrazionale, viscerale, emotivo, passionale e così maledettamente dotato di un’anima come niente al mondo sa essere. E decidi (dopo aver parlato con un tuo amico delle assurde analogie della vita) allora che di quei pensieri che si accumulano in maniera sempre più prepotente nella tua testa non ne vuoi più sapere. Le prendi con te, insieme al tuo portafogli, al tuo cellulare, alla reflex e a quegli occhiali da sole che ami e che stanno lì accanto a loro per andare a sgomberare un po’ il cervello, per andare a creare spazio in quella mente così sovraccarica di incertezze e di “seghe mentali” che da tanto che si accumulano iniziano quasi a far pressione ai lati della testa per esplodere come uno scatolone stracolmo di oggetti, di cianfrusaglie che non servono più a niente e che stanno lì solo a creare una presenza schifosamente ingombrante.

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Salti quindi in sella, mentre il rumore roco del 4 cilindri della tua MV Agusta F4 inizia a pervadere il garage. Punti quel musetto filante ed affilato in direzione di una strada che ti porta verso Vigevano. La guida è pura e poco filtrata, quasi rabbiosa per come stringi i semimanubri della moto tra le tue mani, con i gomiti larghi e con la testa protratta sempre verso l’uscita della curva. Con le ginocchia e il sedere fuori, mentre letteralmente salti da destra a sinistra per far piegare la tua moto da una parte all’altra sfruttando il momento generato dalla tua leva. Gli ingressi sono tardivi quanto riesci, mentre ti senti un tutt’uno con lei, che nel frattempo scoppietta dallo scarico sia in accelerazione che in rilascio e alleggerisce il posteriore intraversandosi mentre la curva man mano si avvicina a velocità ipersonica.

Arrivi in men che non si dica, viaggiando più veloce dei tuoi pensieri. Parcheggi la moto ed estrai dalla tasca il cellulare per raggiungere tuo cugino che ti aspetta insieme ad altri amici. Incroci i loro volti, i loro occhi, che senza dirti nulla iniziano a raccontarti le loro storie, così simili ed eppur così diverse dalla tua. Li incroci per un attimo, molto fugace, per poi scappare di nuovo a goderti quella sensazione di leggerezza e libertà che solo la moto è in grado di farti provare.

Alla ricerca della felicità

Inizi a percorrere quelle strade che nel silenzio spezzano quell’armonia di colori verdi e marroni che attraversano le zone di campagna che collegano Gravellona Lomellina a Novara passando per Granozzo, quelle che hai fatto un milione di volte sia in auto che in moto, quelle che conosci a memoria e che ti conducono verso quella tua “fortezza di solitudine” ove riesci a trovare quel briciolo di serenità che ti serve.

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Ti fermi un po’ e immortali alcuni istanti di quel momento. Respiri e mandi giù. Assapori tutte quelle sfumature che solo a livello inconscio riesci a cogliere, quelle che il tuo animo in qualche modo sembra protendersi costantemente a cercare. Tiri di nuovo fuori il cellulare, ti siedi lì, tra l’ombra di una pianta e la silhouette della tua MV Agusta F4 e mandi una foto che trasmetta qualcosa di quel momento tanto intimo e speciale per te a quella tua amica che abita lontano, che un po’ ti piace, e che condivide con te la passione (e il marchio) della moto.

Basta un giorno così…

Continui a restare perso in quel momento, in quell’istante di tranquillità che dentro di te andavi cercando, ma dopo un po’ decidi di ripartire. Ti rimetti casco e giubbotto. Infili i Ray-Ban di nuovo nel tuo zaino  e le chiavi nel quadro, ed in men che non si dica la sonorità prepotente del quattro cilindri italiano inizia ad accompagnarti verso casa mentre i colori gialli del sole iniziano a virare verso l’arancione.

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Arrivi in casa, metti la moto nel box e saluti il tuo cane prima di salire a farti una doccia per poi uscire. Ad attenderti c’è una serata con un amico sincero che non vedi da un pezzo, insieme ad una pizza corroborante e ad una birra saporita che fanno da contorno al brusio delle chiacchiere che avevi voglia di scambiare prima di dover tornare a casa a cercare di dormire per affrontare invece un’altra, ennesima, notte insonne ma culmine di una giornata che ti ha fatto sentire vivo come non mai. Sto parlando di me? No, sto parlando di tutti noi.

Alessandro Colombo

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