Troy Bayliss: il Campione umano dietro ai fasti sportivi

Un Campione, di quelli veri. Umanamente, in primis. Perché sportivamente le sue gesta le conosciamo tutti. Sto parlando ovviamente di Troy Bayliss. 45 anni (46 il prossimo 30 marzo), 3 Mondiali vinti, 152 gare disputate, 52 vittorie, 94 podi, 26 pole position, 35 giri veloci e una gran voglia di rimettere tutto nuovamente in gioco.

Chi è Bayliss, il pilota, lo sappiamo tutti. Così come tutti siamo a conoscenza delle vicissitudini che lo hanno riportato, questo weekend, in sella alla Ducati 1199 Panigale ufficiale a Phillip Island. Davide Giugliano, compagno di squadra di Chaz Davies, si infortuna. Diagnosi: microfrattura di due vertebre, L1 ed L2. Risultato: riposo forzato per 90 giorni = 4 gare WSBK da saltare.

“Trovami il numero di Bayliss!”

Così in Ducati cercano il numero di Bayliss e in men che non si dica ecco questo “materializzarsi” dal nulla in circuito insieme al suo fedele numero 21 che lo accompagna sulla carena. Pronti, via! Si parte! Senza test invernali, senza preparazione ad un impegno così grande; solo con la solita esagerata dose di coraggio, tanta, tantissima “fame” e la voglia di dimostrare prima che a tutti, a sé stesso, di esserci ancora. Ma sopra ogni cosa: la voglia di divertirsi, di dire: “ciao ragazzi, sono ancora qua. Vi sono mancato eh!”.

Perché prima ancora che un vero e unico talento sportivo Bayliss è proprio questo: un grandissimo essere umano. Uno che ha sempre gettato il cuore oltre l’ostacolo, raggiungendo grandissimi traguardi e facendo sognare i centauri di tutto il mondo. Ma non è questa la sede per parlare dei suoi fasti motociclistici.

Quell’intervista che non dimenticherò mai

In occasione del suo rientro in pista io voglio spendere due righe per parlare dell’uomo; del ricordo che ho di quando ho avuto il piacere di conoscerlo nel corso di una molto emozionante intervista. Correva l’anno 2012, la Panigale era appena divenuta realtà andando a stravolgere gli schemi delle moto supersportive. Il debutto in Superbike era ancora lontano mesi e la scommessa era grandissima: rimpiazzare nel cuore dei ducatisti le vittorie ottenute da Carlos Checa con la 1198. Un compito tutt’altro che facile.

Un salto nel vuoto davvero coraggiosissimo, poiché la Panigale rappresentava un punto di rottura con una tradizione fatta di telai a traliccio, cinghie di distribuzione, scarichi sotto sella e chi più ne ha più ne metta. Insomma: una svolta epocale, un azzardo di quelli importanti. E chi poteva parlare di questa moto se non Bayliss? L’uomo che dal nulla ha provveduto a svilupparne la versione stradale.

Quante cose avrei voluto chiederti Troy

Andai allora a fargli qualche domanda su come pensava che sarebbe andata la moto. Poche semplici domande, per non “sfinirlo” in una giornata in cui era ospite di un noto negozio d’abbigliamento dell’hinterland milanese per parlare con il pubblico e per firmare autografi, anche se avrei voluto chiedergli di tutto e di più: della sua carriera, di cosa lo ha maggiormente emozionato, se avesse mai avuto paura in qualche momento, quale fosse la sua moto preferita e di quel sorpasso a Monza rimasto nella leggenda.

Ma il tempo è tiranno e l’attenzione, ahimè, doveva essere concentrata sull’attualità. Lui è lì, sorridente e con quegli occhi azzurri al cui interno si può leggere tutta la storia del pilota e dell’uomo, disponibilissimo per tutti in una maniera rara per un Campione del suo calibro. Firma autografi, stringe mani, scatta foto e firma caschi e carene. Dedica tempo e spazio a tutti gli appassionati accorsi a salutarlo senza dimenticare nessuno.

L’umiltà dei veri Campioni

Osservandolo mentre si rende disponibile per la gran folla accorsa a rendergli omaggio capisco qual è la sua vera forza: la semplicità. Bayliss è ancor prima che un tre volte iridato SBK una persona d’altri tempi sotto il profilo umano e questa è una cosa che non ci si guadagna con i titoli, con le coppe, con le vittorie. E’ una cosa che non ti viene data dai podi, dai trionfi. Ti viene restituita da come ti comporti con la gente, dalla tua umiltà. Questo è ciò che a me ha colpito di Troy Bayliss: il suo cuore, la sua forza umana. Comunque vada questo weekend a Phillip Island, quindi, il Campione più grande per me rimane lui. Forza Troy, un grande in bocca al lupo per questo tuo ritorno, che ancor prima di parlare tramite i risultati sportivi ha permesso di far sussultare il cuore di tantissimi appassionati.

 

Alessandro Colombo

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